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Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2013 alle ore 10:46.
L'ultima modifica è del 15 ottobre 2013 alle ore 16:45.

09/10/2013

COMPENSO AMMINISTRATORE


Nel condominio negli edifici, l'attività dell'amministratore, connessa ed indispensabile allo svolgimento dei suoi compiti istituzionali, deve ritenersi compresa, quanto al suo compenso, nel corrispettivo stabilito al momento del conferimento dell'incarico per tutta l'attività amministrativa di durata annuale e non deve, pertanto, essere retribuita a parte.

A ribadirlo, in conformità a precedenti sentenze (in termini, cfr., Cass. civ. n. 10204/2010), è la Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione in una decisione depositata il 30 settembre scorso. Nel caso in esame, la Suprema Corte, nel rigettare il ricorso di un amministratore di condominio, ha ritenuto corretta la sentenza con la quale il giudice di merito, confermando sul punto la pronuncia di primo grado, aveva condannato l'amministratore medesimo a restituire ad un Condominio una somma indebitamente trattenuta a titolo di "compenso per pratiche svolte, per conto del Condominio medesimo, per l'esecuzione di lavori di manutenzione dello stabile e per la stipula del contratto di appalto regolarmente autorizzata dall'assemblea condominiale".

Ai fini del riconoscimento di un compenso suppletivo, precisa la decisione in epigrafe, non può invocarsi, in mancanza di una specifica delibera dell'assemblea dei condomini, la presunta onerosità del mandato ex art. 1709 cod. civ. allorché, come nel caso in esame, è stato stabilito un compenso forfettario a favore dell'amministratore. All'organo assembleare, conclude la Cassazione ribadendo quanto già enunciato in precedenti decisioni (Cass. civ. n. 14197/2011), spetta comunque il compito generale di valutare l'opportunità delle spese sostenute dall'amministratore, il quale, quindi, non può esigere neppure il rimborso di spese da lui anticipate, non potendo il relativo credito considerarsi liquido ed esigibile senza un preventivo controllo da parte dell'assemblea.

Si ricorda che, a seguito della riformadella materia in esame, operata dal legislatore con legge 17 dicembre 2012, n. 212, recante modifiche alla disciplina del condominio negli edifici ed in vigore dal 18 giugno scorso, il nuovo testo dell'art. 1129, terz'ultimo comma, cod. civ., dispone oggi espressamente che "..l'amministratore, all'atto dell'accettazione della nomina e del suo rinnovo, deve specificare analiticamente, a pena di nullità della nomina stessa, l'importo dovuto a titolo di compenso per l'attività svolta". Dalla nuova previsione di legge, avente carattere cogente, discende che l'amministratore, sia in sede di prima accettazione che in sede di rinnovo della nomina, a pena di nullità della relativa deliberazione assembleare di investitura, è tenuto a determinare, con specificazione analitica, l'importo dovuto dai condomini per l'attività da svolgere. Subordinando espressamente l'accettazione della nomina come il suo eventuale rinnovo, all'obbligo di una analitica specificazione dell'importo dovuto a titolo di compenso per l'attività gestoria da svolgere, il legislatore della riforma ha voluto neutralizzare in nuce proprio l'insorgenza di situazioni di conflitto in ordine all'oggetto dell'incarico ed alla conseguente remunerazione, la quale connota, nel segno della corrispettività, il medesimo. Come la sentenza in esame testimonia, quest'ultima, infatti, per regola generale, deve ritenersi omnicomprensiva, costituendo cioè il corrispettivo per la prestazione d'opera eseguita per tutte le competenze stabilite dalla legge, dal regolamento condominiale o dall'assemblea per tutta la durata annuale del mandato.