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Questo articolo è stato pubblicato il 29 novembre 2016 alle ore 11:03.
L'ultima modifica è del 29 novembre 2016 alle ore 12:12.

29/11/2016


La Cassazione (con la sentenza della Sez. III n. 44921 del 18 maggio 2016) ha stabilito che per poter stabilire se un intervento di ripristino o di ricostruzione di un edificio possa qualificarsi come ristrutturazione è necessario stabilire, tramite riscontri documentali ed altri elementi certi e verificabili, la preesistente consistenza facendo riferimento a caratteristiche essenziali dell'edificio come altezza, volumetria, o la struttura complessiva. La mancanza anche di uno di tali elementi determina come conseguenza l'obbligo di richiedere il necessario permesso di costruire.

La vicenda.

Una sentenza del tribunale di Lecce assolve diversi imputati dal reati di cui all'art. 44, comma 1, lett. b) del D.P.R. 380/2001 per aver realizzato un intervento edilizio in assenza di permesso di costruire.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per Cassazione il Procuratore generale della Repubblica presso il Tribunale di Lecce osservando che la demolizione e ricostruzione di due antiche "pajare" semidiroccate non può ricondursi nell'ambito della nozione di ristrutturazione edilizia, ma deve considerarsi come un intervento che richiede uno specifico e preventivo titolo abilitativo.

Nel ricorso, inoltre, il Procuratore generale ha ribadito ulteriormente l'illogicità della motivazione della sentenza dato che, pur prendendo atto dell'esistenza di una delibera del consiglio comunale che prescriveva in via generale il permesso di costruire nella zone agricole solo in relazione ad interventi di tutela conservazione e ripristino di elementi e manufatti crollati sulle costruzioni tipiche della civiltà contadina (pajare, muri a secco, ecc.) ciononostante ha ritenuto legittima la demolizione e ricostruzione di un ex pajare malgrado l'assenza di un regolare permesso di costruire.

A tal proposito la sentenza impugnata aveva stabilito che nel caso di specie, la demolizione di due "pajare" e la ricostruzione di un unico edificio senza superare né la superficie né il volume iniziale degli edifici demoliti poteva classificarsi, in presenza di tali elementi ( mancato aumento della superficie e del volume preesistente), come semplice intervento di ristrutturazione che, ai sensi dell'art. 3 del D.P.R. 380/2001, era realizzabile senza permesso di costruire e tramite semplice Scia.

A tal conclusione, però, la sentenza approdava pur in assenza di riscontri documentali e dati oggettivi certi che lasciassero dedurre il mancato superamento della superficie e del volume iniziale del manufatto (pajare) oggetto di ristrutturazione.

La sentenza della Cassazione

I giudici di legittimità con la sentenza in commento ritengono che le la motivazione della sentenza impugnata non può essere condivisa considerato che "la corrispondenza di superficie e volumetria tra i fabbricati preesistenti e quelli oggetto dell'intervento edilizio non è fondata su elementi univoci".

Riguardo alle caratteristiche che un intervento edilizio deve avere per essere classificato come ristrutturazione e per essere assoggettato a semplice Scia la Cassazione, condividendo un orientamento consolidato, ha precisato che "per classificare un intervento edilizio come ristrutturazione, per la quale non è necessario permesso di costruire, essendo assoggettato al regime semplificato della Scia (segnalazione certificata di inizio attività richiede, infatti, che esista un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura, in alternativa, l'accertamento della preesistente consistenza dell'immobile in base a riscontri documenti alla verifica dimensionale del sito o ad altri elementi certi e verificabili, nonché, in ogni caso il rispetto della precedente struttura" ( Cass. civ. sez. III, 40342/2014; Cass. sez. III, 45147/2015).

Proprio la giurisprudenza di legittimità ha più volte puntualizzato che per poter classificare come ristrutturazione l'intervento di ripristino o ricostruzione di un edificio, o parte di esso, è necessario accertare in base a riscontri documentali ed elementi certi la preesistente consistenza, pertanto l'eventuale mancanza anche di uno solo di tali elementi impedisce di "ritenere sussistente il requisito che l'art.30 del decreto legge 69/2013 richiede per escludere la necessità di preventivo permesso di costruire". (Cass. sez. III, 26 ottobre 2007, n. 45240, che ha escluso la possibilità di qualificare come ristrutturazione edilizia o manutenzione straordinaria i lavori di ricostruzione di un trullo o pajara).

Alla luce di tali valutazioni la Cassazione osserva che il Giudice dell'udienza preliminare ha completamente ignorato di verificare tali riscontri per stabilire se, nel caso di specie, era stato compiuto dagli imputati l'illecito edilizio in questione, consistente nella realizzazione di un opera edilizia senza aver ottenuto il necessario permesso di costruire.

Pertanto i giudici della Cassazione evidenziano che il Giudice dell'udienza preliminare nella sentenza impugnata ha completamente omesso di valutare la rilevanza che riveste l'esatta qualificazione giuridica dell'intervento, prima di procedere all'assoluzione degli imputati; di conseguenza alla luce dell'esistenza di tali vizi la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata rinviandola al tribunale di Lecce.