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Questo articolo è stato pubblicato il 26 luglio 2018 alle ore 09:52.
L'ultima modifica è del 26 luglio 2018 alle ore 11:52.

26/7/2018


L'EFSA ha individuato alcune strategie per la gestione dei cinghiali selvatici con l'obiettivo di limitare le epidemie di peste suina africana (PSA), definendo cosa andrebbe fatto prima, durante e dopo l'eventuale contagio. È infatti nota l'importanza che hanno i cinghiali selvatici nel propagare la malattia.

La peste suina africana, causata da un virus della famiglia Asfaviridae, è una malattia infettiva contagiosa, che colpisce il suino domestico e il cinghiale, ad esito per lo più infausto, caratterizzata da lesioni emorragiche della cute e degli organi. Il virus inoltre non stimola la formazione di anticorpi neutralizzanti, costituendo un importante ostacolo alla preparazione di vaccini.

Il contagio può avvenire attraverso la puntura di zecche infette, l'ingestione di prodotti a base di carne o scarti di cucina derivanti da animali infetti, il contatto con animali infetti, ad esempio tra suini che pascolano all'aperto e cinghiali selvatici. Inoltre potrebbe avvenire tramite il contatto con qualsiasi oggetto contaminato dal virus, come abbigliamento, veicoli e altre attrezzature. La malattia per il momento non è trasmissibile all'uomo.

Nel 1930, dal Kenia, l'infezione si è diffusa in tutto il mondo in seguito al passaggio della malattia dai suini selvatici a quelli domestici. In Spagna e Portogallo la sua diffusione è stata facilitata anche dalla presenza di una zecca dello stesso genere presente in Africa, l'Ornitodoros. Tale patologia giunse in Italia nel 1967, mediante rifiuti alimentari trasportati per via aerea.

Attualmente il problema si riscontra in Sardegna ma non è detto che possa manifestarsi in altre regioni, anche in seguito all'aumento del numero di cinghiali.

Gli animali che superano la malattia possono restare portatori per circa un anno, giocando dunque un ruolo fondamentale per la persistenza della patologia. Il virus può resistere in ambiente esterno anche fino a 100 giorni, e può sopravvivere all'interno dei salumi per alcuni mesi. Inoltre resiste bene alle alte temperature.

Gli esperti dell'EFSA hanno esaminato la densità di popolazione dei cinghiali selvatici in Europa, valutando le misure per ridurla e mantenere i cinghiali infetti lontano da quelli non infetti. A giudizio dei suddetti esperti, per limitare i rischi di epidemie, dovrebbero essere attuate misure come la caccia intensiva e la non alimentazione dei cinghiali selvatici. Quando un'epidemia è già in corso, dovrebbero invece essere evitate attività che possano aumentare il movimento dei cinghiali (ad esempio le battute di caccia organizzate).

Fondamentali sono le azioni di prevenzione, quali la sorveglianza passiva, ovvero la segnalazione di selvatici morti che viene visto come il sistema più efficace per individuare nuovi casi di PSA nelle zone precedentemente indenni dalla malattia. Christian Gortazar, presidente del gruppo di lavoro dell'EFSA sulla PSA, ha affermato che è fondamentale creare consapevolezza nella società e fornire incentivi alle persone che riferiscono l'avvistamento di carcasse di cinghiali selvatici.
Importanti sono anche il severo controllo dei prodotti importati e la costante sorveglianza dello smaltimento dei rifiuti di cucina, di ristoranti, navi e aerei, specialmente se provenienti/transitanti da paesi infetti. In particolare per quanto riguarda i paesi europei le ultime segnalazioni arrivano da Lettonia, Russia, Ungheria, Polonia e Romania.

In caso di infezioni il controllo deve essere effettuato attraverso l'abbattimento e la distruzione degli animali infetti e di tutto l'effettivo dell'azienda riscontrata positiva. Importanti sono anche la disinfezione, la delimitazione delle zone infette, il controllo delle movimentazioni di suini vivi e dei prodotti derivati, unitamente alle indagini epidemiologiche volte ad individuare l'origine dell'infezione.