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Questo articolo è stato pubblicato il 11 settembre 2018 alle ore 16:29.
L'ultima modifica è del 11 settembre 2018 alle ore 18:29.

11/9/2018


La Sezione "Sistemi di sorveglianza e gestione integrata del rischio", del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell'Inail, ha condotto un'analisi degli infortuni nel settore marittimo-portuale, anche nel quadro di una collaborazione con gli enti competenti, allo scopo di approfondire le problematiche della sicurezza sul lavoro in un comparto produttivo contrassegnato da profonde trasformazioni tecnologiche ed economiche.

La pubblicazione, diffusa dall'Istituto lo scorso 30 agosto, svolge una disamina dei principali fattori di rischio a cui vanno incontro gli addetti del settore marittimo-portuale, tra i quali vengono segnalati le vibrazioni e i rumori delle macchine, in particolare sui pescherecci, che possono provocare ipoacusia, disturbi osteoarticolari e muscolo-scheletrici; l'esposizione prolungata a climi suscettibili di mutazioni improvvise per temperatura, umidità, e vento; le esigenze operative che oltrepassano la capacità dei lavoratori di farvi fronte o di controllarle e che sono spesso all'origine di disturbi di carattere psicosociale.

Accanto ai rischi specifici sopra ricordati, a cui sono da aggiungere anche l'esposizione prolungata alle radiazioni solari, nonché altre specifiche attività svolte a bordo, come la movimentazione dei carichi pesanti o la ripetitività di movimento degli arti superiori, la ricerca segnala anche la presenza di rischi trasversali a cui possono essere esposti sia i lavoratori che i passeggeri, come le collisioni navali, i naufragi, gli incendi. Altro fattore di rischio, di tipo organizzativo-psicologico e presente in quasi tutti i ruoli di bordo, è quello definito dalla normativa come "fattore di fatica", legato ai turni, al lavoro notturno, allo scarso recupero fisico, al sovraccarico di responsabilità e ad altri elementi peculiari come la vita collettiva coatta o il turnover frequente dei compagni di lavoro.

Dopo un'analisi del contesto socio-economico e la disamina del rischio nel settore marittimo-portuale, il volume si sofferma sull'esame delle azioni di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e sui rischi lavorativi, entrando poi nel dettaglio dell'analisi degli incidenti con numeri e dati.

La rilevazione è stata effettuata sulla base dei risultati provenienti da due canali qualificati: le schede di rilevazione degli infortuni subiti dai lavoratori marittimi, che vengono indirizzate alle Capitanerie di porto, e l'archivio Infor.Mo, che raggruppa le informazioni sui fattori causali evidenziati nel corso delle inchieste sugli infortuni condotte dalle Asl, che la ricerca riporta in dettaglio con tabelle e grafici relativi al periodo 2004-2015.