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Questo articolo è stato pubblicato il 20 novembre 2018 alle ore 10:34.
L'ultima modifica è del 20 novembre 2018 alle ore 11:34.

20/11/2018


È stato pubblicato sulla G.U. n. 269 del 19 novembre 2018 il d.m. 1° ottobre 2018 che entrerà in vigore il 19 dicembre 2018.

Il decreto è il regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di «pane fresco» e dell'adozione della dicitura «pane conservato».

Il panificio

All'articolo 1 è data la definizione di panificio: l'impresa che dispone di impianti di produzione di pane ed eventualmente altri prodotti da forno e assimilati o affini e svolge l'intero ciclo di produzione dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale.

Il pane fresco

È denominato «fresco» il pane preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento o surgelazione, ad eccezione del rallentamento del processo di lievitazione, privo di additivi conservanti e di altri trattamenti aventi effetto conservante.

Per processo di produzione continuo si intende quello per il quale non intercorra un intervallo di tempo superiore alle 72 ore dall'inizio della lavorazione fino al momento della messa in vendita del prodotto.

Il pane conservato o a durabilità prolungata

Si tratta del pane per il quale viene utilizzato, durante la sua preparazione o nell'arco del processo produttivo, un metodo di conservazione ulteriore rispetto ai metodi sottoposti agli obblighi informativi previsti dalla normativa nazionale e dell'Unione europea, ed è posto in vendita con una dicitura aggiuntiva che ne evidenzi il metodo di conservazione utilizzato, nonché le eventuali modalità di conservazione e di consumo.

Nella vendita il pane conservato deve essere esposto in scomparti appositamente riservati.