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Questo articolo è stato pubblicato il 25 gennaio 2019 alle ore 10:50.
L'ultima modifica è del 25 gennaio 2019 alle ore 11:50.

25/1/2019


Punibile la cattiva conservazione di bottiglie di acqua minerale destinate alla vendita alla luce del sole, sotto la pioggia e a contatto col terreno e la sporcizia, anche senza un accertamento di laboratorio sulla effettiva contaminazione o pericolosità, perché è regola di comune esperienza che le bevande in bottiglia possono degradarsi o rovinarsi se esposte al sole e al caldo.

La sentenza

Su un caso di detenzione per la vendita di alimenti e bevande in cattivo stato di conservazione si è pronunciata la Corte di Cassazione, con la sentenza della III Sezione Penale, 9 gennaio 2019, n. 730, affermando che per la violazione della norma da parte del commerciante per avere tenuto bottiglie di acqua minerale esposte al sole e mal tenute, non serve accertare un effettivo danno alla salute, in quanto la norma incriminatrice tutela innanzitutto «l'ordine alimentare» e non solo la salute dei consumatori, nel caso di acqua minerale esposta al sole e maltenuta.

Le bevande sporche

Nel caso deciso, gli ermellini hanno confermato la sussistenza nei confronti di un commerciante di bevande della contravvenzione di cui all'articolo 5, lettera b), della Legge 30 aprile 1962 n. 283, recante la «Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande», che vieta di impiegare nella preparazione di alimenti o bevande, vendere, detenere per vendere o somministrare ai propri dipendenti, o comunque distribuire per il consumo, sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, relativamente a diverse confezioni di acqua minerale, tenute in luogo inidoneo, ovvero all'aperto, esposte alla luce del sole, alle intemperie e «insudiciate dal contatto con il terreno».

L'ordine alimentare

Nel respingere i motivi di ricorso sul punto, la Corte rileva che il reato di detenzione per la vendita di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione si configura ogni volta le concrete modalità di tenuta degli alimenti costituiscano un pericolo di un danno o deterioramento degli alimenti, tutelando la norma il cd «ordine alimentare», cioè la sicurezza che il singolo prodotto arrivi ai consumatori con tutte le garanzie igieniche imposte dalla sua natura, senza che sia rilevante un effettivo danno alla salute.

Richiamando quando stabilito dalle Sezioni Unite, la sentenza ribadisce che il reato ha la finalità di proteggere, in via immediata, l'interesse dei consumatori a che il prodotto giunga al consumo con le cure igieniche imposte dalla sua natura, senza che sia necessario che si producano i fatti più gravi, puniti dalla stessa norma, quali la degradazione, la contaminazione o l'alterazione del prodotto, né che il cattivo stato di conservazione riguardi le caratteristiche intrinseche dell'alimento, ritenendo sufficiente la violazione delle prescrizioni normative o delle regole di comune esperienza sulla conservazione di alimenti e bevande destinati alla vendita, che potrebbero tuttavia essere ancora sani e genuini.

Le analisi alimentari

Delimitati i confini della contravvenzione, i giudici di Piazza Cavour ritengono violata la norma nel caso di bottiglie di acqua esposte alla luce, alle intemperie e conservate in luogo sporco, senza che sia necessario effettuare specifiche analisi di laboratorio sulla qualità o salubrità della bevanda, bastando i dati obiettivi accertati nel verbale ispettivo, la relativa documentazione fotografica e anche la prova testimoniale a suffragare l'evidente inosservanza delle prescrizioni igieniche, finalizzate a garantire la corretta conservazione e il mantenimento inalterato delle caratteristiche alimentari delle bottiglie in vendita.

Le acque assolate

In conclusione, per la Cassazione la violazione del divieto di esporre bottiglie di acqua alla luce o al caldo costituisce violazione di un dovere di cautela generale, implicito nella natura dell'acqua stessa, come alimento vivo e soggetto a modificazioni, una volta imbottigliata e forzatamente isolata dal suo «ambiente naturale», specie se soggetta a sbalzi di temperatura dovuti al sole, al pari di altri alimenti liquidi, come l'olio e il vino, per cui valgono prima di tutto le basilari regole di esperienza sulla corretta conservazione, configurando violazione dell'articolo 5, lettera b, della Legge 283/1962, in quanto l'esposizione, anche parziale, di alimenti e bevande per il consumo umano alle intemperie e ai raggi solari, costituisce potenziale fonte di pericolo per la salute dei consumatori, rendendo possibili fenomeni chimici di alterazione dei contenitori e, conseguentemente, del loro contenuto.